The crown - Corona

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più strass e meno stress!

Essere femminili oggi è un casino.

 

 

Dico femminile perché il mio pensiero non è di genere, ma ha più a che fare con uno spazio spirituale, e appartiene a tutti gli esseri umani, anche a Vito che lavora al porto o a Marco, CEO in una multinazionale, che nella loro realtà di tutti i giorni di femminile hanno solo il calendario Pirelli e la segretaria.

 

Il femminile per come lo vivo io è un salotto accogliente, che decoriamo con fiori e teniamo pulito per accogliere ospiti e amici, è lo spazio del cuore e dell’intimità.

 

Il femminile non fa la guerra, crea bellezza, poesie e figli, si occupa del presente, è la parte gioiosa di ciascuno di noi che crea mondi e vite.

 

Il femminile è diverso e orgoglioso della sua unicità.

 

Il femminile balla e canta ricoperto di piume colorate e strass, vive di colori, un pò come Achille Lauro a Sanremo, fa incazzare tutti perchè è bellissimo e diverso, e non ha rispetto per il perbenismo e le istituzioni, è scomodo e sexy come il tacco dieci.

 

In pratica è un raffinato Pride all’interno di una villa d’epoca, in cui gli ospiti arrivano mascherati e si ritrovano nudi a rincorrersi fra fontane, orchestre e banchetti.

 

Il femminile non è perbene, è geniale e ispirato, è creativo ed è creazione.

 

Il mondo è malato perché tutto questo fa paura, è fuori controllo, e per rientrare negli schemi molte femmine non sanno più essere donne, torturate dal contrasto fra il bisogno di indipendenza, e quello di essere travolte da un grande amore che faccia girare la testa e perdere la ragione.

Tanti maschi invece ondeggiano confusi e storditi fra il desiderio di dominare ciò che non capiscono, cioè noi, e il bisogno di essere amati, che li porta fin troppo spesso a diventare zerbini di ex mogli, compagne e madri che di accogliente hanno solo il portafogli, oppure li imbruttisce facendoli diventare uomini che non devono chiedere mai, ma in quanto maschi non riescono a trovare i calzini e non è bello lasciarli soli in questo dramma.

 

Come ne usciamo? Non lo so, se avessi risolto questo punto probabilmente avrei fondato una comunità neo hippy su un’isola tropicale dove i calzini non servono e vi scriverei da lì.

 

Però una cosa la intuisco, e la riassumo in una parola: gentilezza.

 

Gentilezza, significa aver cura di sé stessi e di chi abbiamo vicino, è una prospettiva pura e pulita con cui accostarsi al mondo.

Conduce al dialogo, e questo è importante perché solo col dialogo profondo e sincero si può davvero arrivare all’intimità e all’amore.

La gentilezza concede libertà, perché se accostandoci con gentilezza e dialogando ci accorgiamo che chi abbiamo davanti è diverso da noi abbiamo l’opportunità di imparare cosa ci piace e cosa no, e lasciare a ciascuno la sua strada e il suo mondo.

 

Dobbiamo trovare un equilibrio fra il nostro lato aggressivo e quello più fricchettone e dolce se vogliamo uscire dal tunnel in cui ci siamo cacciati, e per farlo dobbiamo cambiare atteggiamento nel nostro piccolo, piano piano, e penso che cercare di essere più gentili tutti i giorni potrebbe essere una buona partenza.

 

Se non ci riusciamo rischiamo di finire in un mondo fatto di donne manager che vivono coi loro gatti e hanno come hobby il vaporetto, e maschi alpha che passano le serate a creare fogli Excel, o a mandare su Tinder foto del pisello al posto dei fiori dicendo che le donne sono tutte zoccole.

 

Salviamo noi stessi e il mondo da un tale scempio, più strass e meno stress!

 

L'immagine che ho scelto per illustrare questo pensiero è un particolare di "dea madre"  olio su tela.

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Anime ballerine

 

Todo el mundo está esperando mejorar su situación
Todos viven suspirando, con razón o sin razón
Todo el mundo se lamenta si en las buenas ya no están
Nadie aguanta la tormenta si la contra se le da
La vida es una milonga y hay que saberla bailar
Que en la pista está sobrando el que pierde su compás
La vida es una milonga y hay que saberla bailar
Porque es triste estar sentado, mientras bailan los demás
 

 

Questa è una canzone che ha scritto Pedro Laurenz, musicista argentino di inizio 900.

 

La cito perchè un amico di mio padre, argentino anche lui e di professione pugile lo ripeteva spesso questo ritornello, e mi è tornato utile altrettanto spesso in questi anni.

Bisogna stare attenti a quello che si canta ai bambini, si ricordano tutto, ed è curioso che di un pugile professionista, segnato dalla vita e dalla strada, io ricordi soprattutto una canzone.

La boxe vista da vicino quando hai dieci anni è molto più poetica di quello che si pensa, ma di questo vi racconterò in un altro post, oggi voglio scrivere di danza...non sono poi così distanti le due cose.

 

 

Ballare è una delle cose più naturali e belle che il corpo umano può fare.

É un gioco fatto di controllo e libertà, di equilibrio mantenuto solo grazie al giusto contrasto creato dalla lotta del corpo contro le forze della fisica.

Un’arte che forma mente e muscoli con la stessa intensità.

 

Ogni movimento di un ballerino prevede il compromesso fra le sue capacità tecniche e la fiducia nel sostegno che il compagno o la natura gli offrono.

Considerando bene la cosa non posso fare a meno di notare che lo stesso succede nella maggior parte delle relazioni e delle scelte che facciamo.

 

Siamo spesso in costante conflitto fra vecchio e nuovo, fra paura del cambiamento e bisogno di evolvere e crescere.

 

E’ comprensibile, il nuovo spaventa, specialmente se non nasce da un nostro desiderio, ma ci casca addosso come una valanga, siamo esseri abitudinari, anche i più selvatici di noi hanno bisogno di abitudini e di uno spazio che possano chiamare casa.

 

Il cambiamento spesso ci fa temere di perdere la sicurezza, così come l’incontro con chi vive diversamente da noi.

Il nodo che genera questa sofferenza sta in questo timore, e anche nel fatto che spesso leghiamo la nostra identità a ciò che abbiamo e facciamo.

 

Come ti chiami? Che lavoro fai? Dove abiti?

 

Nel nome e cognome identifichiamo le radici famigliari, nella professione compaiono status e attitudini, nel luogo che chiamiamo casa si intravede lo stile di vita, creiamo intorno alla nostra identità un recinto di certezze in cui abbiamo una zona di comfort più o meno comoda.

 

Ma la vita, che ne sa molto più di noi, ama mescolare le carte e far cadere le torri per farci tirare fuori qualcosa di più.

A questo punto ci si ritrova a dover fare una scelta intima fra la paura del nuovo e ciò che costituisce l’idea che abbiamo di noi stessi e di chi dobbiamo o possiamo essere per vivere sereni.

 

Se lo scossone è grande, o se il recinto si fa così stretto da toglierci il respiro ci tocca però guardare bene il carico che abbiamo deciso di raccogliere.

 

Ogni certezza ha un peso, è un sasso di cui decidiamo di farci carico, e il carico che scegliamo di portare per sentirci più sicuri è solo nostro.

 

E come facciamo quindi a decidere quale sasso è prezioso, e cosa è solo un peso?

 

La chiave sta nel cuore, il ritmo lo decide lui.

 

Se lo ascoltiamo davvero e iniziamo a lasciare andare quello che ci appesantisce la vita diventa musica e gioco, ci travolge in un ritmo fatto di stagioni, bellezza e immensità anche quando attraversiamo dolore o periodi bui.

Per questo mi ritrovo spesso a dipingere corpi che danzano, trovo che sia la rappresentazione più vicina all’idea che ho dell’anima umana come dovrebbe essere, cioè libera, potente, leggera.

Nuda, fatta di movimento, sensualità, luce e colore.

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Se vuoi volare vola.

 

Felicità è libertà

 

Da ragazzina mi è stata raccontata una favola in cui c’era un uccellino blu che rendeva tutti felici, e chiunque lo trovava voleva tenerlo per sé e chiuderlo in gabbia.

Ma lui in gabbia non ci voleva stare perché ci moriva, e in un modo o nell’altro riusciva sempre a scappare.

 

C’era chi lo voleva comperare, ma la felicità vera quando la hai provata non la vendi a nessun prezzo.

 

C’era chi lo voleva rubare, ma lui scappava alla velocità della luce appena il ladro cercava di toglierlo dalla gabbietta sfiorandolo appena.

 

Alla fine il povero uccellino veniva finalmente liberato e di sua spontanea volontà andava ad appoggiarsi su dei bambini che non volevano acchiapparlo, ma solo giocare con lui.

 

Se vi interessa approfondire: la storia dell’uccellino blu nasce da un racconto scritto da Maurice Maeterlinck, The blue bird, da cui è stato tratto un film con Shirley Temple nel 1940 che trovate a questo link: https://youtu.be/E-sFiXEFQVU.

 

Le gabbie sono nemiche della felicità.

 

Anche la pretesa di essere felici da soli è una follia, la felicità è una bestia selvatica e assolutamente democratica….è come la morte, ‘na livella!

 

Tutti possono incontrarla, ma bisogna farsi vedere dalla felicità, chi se ne sta seduto nella sua gabbietta pieno di invidia a parlare male di chi sta fuori a giocare con lei non otterrà molto.

Forse troverà il supporto di altri infelici codardi, ma la felicità è un’altra cosa.

 

Sì la felicità è per i coraggiosi.

Solo chi ha il coraggio di lanciarsi nella tempesta può diventare un uccellino blu.

 

Un quadro piccolo piccolo, perché la felicità vera sta nelle cose piccole, olio su tela.

 

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Di Diavoli, manzi e inverni...

 

 

Ma tu, cosa vuoi veramente?

 

Avete visto Lucifer? La serie mi è piaciuta un sacco, sarà che Tom Ellis è un diavolo molto desiderabile, sarà che è molto umano con tutti i suoi casini con la famiglia e l’amore, e chi non ne ha? Insomma, mi ci sono rivista parecchio.

 

Mi sarei rivista più volentieri nei panni della benedetta Cloe, donna surreale, nessuna femmina etero e sana di mente avrebbe aspettato cinque serie per dargliela!

 

Aspettare…non è bello aspettare.

 

Se poi devi aspettare senza sapere per quanto tempo, e senza nemmeno conoscere con sicurezza quale sarà l’esito della tua attesa la faccenda diventa molto simile ad una tortura.

 

Aspettare mette a dura prova i nervi, mette a dura prova anche i desideri.

Quanti progetti e obiettivi che abbiamo in testa sono in grado di reggere lo stress dell’attesa e dell’insicurezza sul lungo termine?

E quanti di quei desideri in realtà sono nostri davvero?

 

L’attesa fa ai progetti che noi folli esseri umani abbiamo nella testa quello che l’inverno fa a gli alberi.

Fa cadere foglie, frutti e fiori, fa morire i rami secchi, fa crollare e morire quello che non ha radici profonde.

Ma ha anche degli aspetti positivi.

Nell’inverno dell’attesa si sta fermi, si fa pulizia, muoiono i parassiti, ci si guarda dentro e si preparano le gemme per nuove foglie e nuovi frutti.

 

Ebbene sì, proprio come agli alberi anche a noi toccano le stagioni nella vita, e lo abbiamo capito bene nel 2020….e pare che continueremo a fare esperienza di attese e paralisi anche nel 2021 e non sappiamo ancora per quanto tempo né come finirà la faccenda e come ne usciremo.

 

E quindi cosa possiamo fare quando la vita ci ferma di colpo, succedono catastrofi più o meno grosse e più o meno personali che vanno dal lock down a divorzi, licenziamenti, malattie?

 

La brutta notizia è che la merda capita a tutti prima o poi, la buona è che c’è sempre modo di usarla come concime.

 

Tutto parte da noi, e dalla nostra voglia di fare esperienza e guardarci dentro per tirare fuori nuove gemme e nuovi frutti invece che rami secchi.

 Abbandoniamoci alla stasi e permettiamole di farci vedere quali rami sono da tagliare, lasciamole uccidere i parassiti, godiamoci il presente nel dialogo con le nostre sensazioni, accogliendole e coccolandoci fino a rifiorire.

 

Il quadro che ho scelto per riassumere queste idee è Radici, è piccolino ma intenso, olio su tela, Radici.

 

Mi permetto di suggerirti una lista delle cose che aiutano e hanno aiutato me in questi mesi, ti assicuro che di melma ne ho dovuta vedere un sacco, ma di questo parleremo in un altra occasione.

 

 

1) Fermarsi – stai sul divano a guardare il soffitto per 15 minuti al giorno e non fare assolutamente niente, respira e ascolta il tuo corpo, guarda il soffitto e rilassa tutti i tuoi muscoli con gratitudine.

 

2) Riposare – devi proprio fare tutto tu? Impara l’arte del “menefotto” il tuo valore personale non cambia se fai una cosa in meno e il mondo va avanti a girare anche senza di te.

 

3) Ascoltati - le sensazioni che girano nella tua pancia e nel tuo corpo sono importanti, ascoltale!

 

4) Coccolati e fatti dei regali - anche cose piccole, un bagno, una fetta di torta, è il farlo con la consapevolezza che ti vuoi bene e che ti stai premiando che conta.

 

5) Ripulire casa, amicizie, relazioni, armadi – come dice Marie Kondo...se non ti da gioia applica il sacro vaffa...lei non dice così perché è una persona fine, ma tu hai capito, non c’è tempo da perdere con quello che invade il tuo spazio.

 

6) La minivacanza - hai parcheggiato al sole, è primavera e devi aspettare cinque minuti prima di andare al tuo appuntamento….metti giù quel maledetto smartphone e senti il sole sulla pelle, goditelo quel momento, sono solo cinque minuti, ma sono tutti tuoi ed è la tua vita, è tutta fatta di minuti.

 

7) Chiedi aiuto – agli amici, ai tuoi parenti, a chi ti pare ma non restare isolato. Ricordati che gli psicologi servono a tutti, chi dice di no ne ha bisogno più degli altri, ci sono passaggi nella vita in cui puoi davvero svoltare se investi su di te, capire chi sei è fondamentale per essere felici.

 

8) Cerca la bellezza – in un fiore, in un sorriso, in un paesaggio, cercala, vai a caccia di bellezza, e quando la trovi amala con tutto il cuore, la bellezza è medicina.

 

9) crea bellezza - fallo con i gesti, con le parole, con il tuo atteggiamento. Pratica la poesia e la gentilezza, il mondo ne ha bisogno, e se sei un artista produci, non importa se non puoi fare mostre o se non sai a chi vendere, crea bellezza per te e per il mondo, è la tua missione!

 

10) Balla e canta – da soli, a casa, quando puoi balla e canta, muovi il tuo corpo, ascolta e produci musica, fidati, dopo dieci minuti che balli e canti starai sicuramente meglio.

 

L’inverno passa sempre, la primavera arriva, è la natura delle cose, in quell’inverno possiamo appassire, o rinforzarci, la scelta è nostra.

 

 

Se vuoi lasciare nei commenti altri suggerimenti o vuoi condividere idee e pensieri sei il benvenuto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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